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Youmanist, 2 Giugno 2019, di Benedetta Barone

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Per la prima volta esce un trattato di anatomia emozionale

02 GIUGNO 2019

L’interesse nei confronti del corpo umano attraversa la storia dell’uomo fin dai tempi antichi. I Greci iniziarono a dissezionare i cadaveri per studiarne le complessità, il funzionamento e i meccanismi, dando il via alla scienza della medicina. Leonardo Da Vinci, qualche secolo dopo, fu il primo a ricostruire un’immagine fedele e dettagliata degli organi interni e i suoi disegni delle articolazioni, delle ossa, dei muscoli, dei genitali di entrambi i sessi sono diventati celebri in tutto il mondo. A lui si può dare il merito di avere reso l’anatomia un autentico oggetto di studi.

I processi che regolano le emozioni, invece, non sono mai diventati oggetto di una effettiva ricerca scientifica. La psicoanalisi ha sdoganato quel che prima del Novecento era ignorato e svalutato, ovvero tutti quei processi che regolano l’inconscio, i ricordi rimossi, i traumi, i sogni, le pulsioni. Ma la verità è che tutti gli elementi che esulano dalla nostra vita cosciente e attiva hanno sempre posto interrogativi e suscitato paura e diffidenza nell’uomo.

Per comodità si è distinto ciò che possiamo controllare e razionalizzare, appannaggio del progresso, da ciò che riguarda l’anima, mai davvero riconosciuta e mai davvero valorizzata, “relegata” alle discipline dell’arte, della religione e della psicologia. Eppure, se ammettiamo che è solo la scienza a rendere carico di significato ogni aspetto della nostra esistenza, automaticamente accettiamo di atrofizzare e di minimizzare tutto ciò che non la riguarda, come amare o soffrire.

Accettare che la vita inconscia di un individuo meriti di essere studiata tanto quanto quella conscia incontra ancora oggi pregiudizi e reticenze. Questo accade nonostante i numerosi sviluppi delle neuroscienze continuino a dimostrare che le malattie psichiche e le nevrosi sono soggette a maggior diffusione perché è la vita stessa a diventare sempre più complessa e soggetta a stress. In questo senso, l’uscita di un Trattato sull’Anatomia Emozionale edito da Peruzzo Editoriale è piuttosto rivoluzionaria. È la prima volta che un trattato di anatomia non riguarda caratteristiche biologiche, ma le emozioni. Il libro è un vero e proprio progetto artistico, un volume illustrato a cura di Andrea Pennisi e Virginia Caldarella. I due autori hanno analizzato dei modi di dire appartenenti alla tradizione popolare, come “avere le farfalle allo stomaco”, “avere il cuore di pietra”, “chiudersi a riccio”, “avere la testa tra le nuvole” interpretandone gli effetti. Si tratta di reazioni fisiologiche accompagnate da disegni e schemi, che dimostrano la stretta correlazione tra corpo e anima.

Lo scopo non è naturalmente quello di paragonare una malattia o una disfunzione organica all’innamoramento o al mal di vivere, ma è giusto che queste sensazioni universali trovino finalmente lo spazio che meritano, proprio perché regolano il modo in cui stiamo al mondo o, come dicono i due autori, il nostro stesso “stare bene”. Pennisi e Caldarella sottolineano che la loro opera non vuole avere le finalità di una ricerca medica, anzi, può interessare anche i più scettici, che potrebbero ritrovarsi a studiare i sintomi di chi è affetto da “meandri imperscrutabili della mente” per puro svago.

Trattato di Anatomia Emozionale è stato presentato lo scorso 20 marzo a Taranto e qui è disponibile un elenco delle librerie dove è possibile acquistarlo. Laddove sembra esserci un’enorme distanza tra teorie scientifiche e teorie spirituali, valorizzare le emozioni e studiarle come meccanismi fisici e imprescindibili è l’unico modo per considerare questi due aspetti tutt’altro che inconciliabili.